
Concentrazione dell’inquinante nei fanghi
e recupero delle frazioni nobili
Dalla caratterizzazione della matrice in laboratorio al trattamento terziario su filtri a carboni attivi, in Tecnoidea progettiamo e realizziamo soluzioni di trattamento acque e fanghi per gli impianti di Soil Washing, con 45 anni di esperienza nel trattamento delle matrici più complesse nel settore estrattivo e ambientale.
Nei terreni contaminati, gli inquinanti — metalli pesanti, idrocarburi, IPA, PCB, diossine, PFAS — non sono distribuiti uniformemente nel terreno, ma tendono a legarsi alla frazione fine (limo e argilla, sotto i 63 micron). Lavando meccanicamente il terreno si separano le frazioni nobili — ghiaia e sabbia, recuperabili come materia prima seconda — dalla frazione fine, dove la contaminazione si concentra. Il risultato è un volume di rifiuto contaminato molto inferiore rispetto al terreno di partenza.
Nella realtà operativa, una bonifica efficace dipende da come le diverse fasi del processo dialogano tra di loro: la separazione meccanica deve essere calibrata sulla chimica del trattamento acque; il condizionamento dei fanghi deve tenere conto della matrice variabile in ingresso; il trattamento terziario deve essere dimensionato sui contaminanti che restano disciolti.
Per integrare queste fasi di processo, le nostre soluzioni per il soil washing partono dal laboratorio, dove la matrice contaminata viene caratterizzata – composizione granulometrica, tipo e concentrazione dei contaminanti, comportamento in flocculazione, filtrabilità del fango, necessità di condizionamento chimico – al fine di concentrare gli inquinanti nel residuo solido e garantire un refluo perfettamente a norma, pronto per il riutilizzo a ciclo chiuso o per lo scarico ambientale.

Il trattamento acque e fanghi in un impianto di Soil Washing: dalla caratterizzazione della matrice allo scarico conforme
L'acqua proveniente dal lavaggio di un terreno contaminato trasporta frazioni leggere — scaglie di polistirolo, plastica, legnetti, radici. Se queste particelle galleggianti entrassero nel chiarificatore si accumulerebbero in superficie ostacolando la sedimentazione dei fiocchi di fango e rischiando di intasare le pompe di rilancio dell'acqua chiarificata. L'utilizzo di un vaglio a banana in testa all'impianto, permette di intercettarle prima dei processi di chiariflocculazione, grazie ad una griglia curva sulla quale l'acqua passa attraverso la maglia mentre i materiali leggeri vengono raccolti e scartati.

Nel trattamento acque degli impianti di soil washing, la torbida non confluisce in un pozzetto di transito, ma richiede l'impiego di una vasca di reazione agitata. Qui vengono dosati i reagenti che la matrice richiede — coagulanti per la destabilizzazione delle cariche elettrostatiche delle particelle più fini, antischiuma, correttori di pH quando necessario. La vasca garantisce il tempo di contatto sufficiente affinché i reagenti agiscano prima della chiariflocculazione. Il numero di centraline di dosaggio chimici dipenderà dalla complessità della matrice.

Dalla vasca di reazione il refluo viene pompato verso il chiarificatore statico. Durante il tragitto viene iniettato il flocculante, che aggrega le particelle fini cariche di inquinanti trasformandole in fiocchi pesanti. All'interno del chiarificatore avviene la separazione fisica: i fiocchi precipitano accumulandosi nel cono, mentre l'acqua chiarificata sfiora in superficie. Il processo è costantemente ottimizzato da due tecnologie proprietarie: il sistema SADF campiona l'acqua dalla campana centrale per leggere la velocità di sedimentazione e calibrare automaticamente le pompe di dosaggio del flocculante. Contemporaneamente, il sistema LEM misura il livello dell'interfaccia fango-acqua nel cono, automatizzando lo scarico solo quando il fango è perfettamente addensato; questo garantisce la massima efficienza ed evita che la filtropressa a valle compia inutili cicli a vuoto, azzerando gli sprechi energetici.

Il latte di calce condiziona il fango rendendolo filtrabile anche quando la matrice è argillosa o di natura variabile, come accade su una piattaforma che ritira terreni di provenienza diversa. Alzando il pH, si facilita anche la precipitazione dei metalli pesanti dissolti, forzandoli a concentrarsi nel fango, anziché rimanere disciolti in acqua. Questo processo avviene all'interno di una vasca equipaggiata con un agitatore a pala multipla (eliche a quote differenziate) che garantisce la miscelazione energica necessaria per i fanghi addizionati a calce.

Il fango condizionato viene pompato alla filtropressa, che ne separa la frazione liquida e produce pannelli solidi, con umidità residua intorno al 30%, che racchiudono la quasi totalità della contaminazione originariamente diffusa nel terreno. L'obiettivo del soil washing è proprio questo: ciò che entrava come un grande volume di terreno contaminato esce come frazioni nobili pulite da un lato, e un volume ridotto di pannelli contaminati da conferire in discarica dall'altro. Meno volume di scarto significa meno costi di smaltimento.

La chiarifica rimuove i solidi sospesi, ma non i contaminanti disciolti. Idrocarburi e solventi solubili, PFAS restano nell'acqua e si accumulano nel ciclo chiuso ad ogni passaggio. Quando l'impianto ha un'eccedenza d'acqua da scaricare (overflow) o quando l'accumulo diventa critico, interviene la sezione terziaria. La neutralizzazione corregge il pH, alzato dalla calce, o abbassato con acido o CO₂. I filtri a sabbia abbattono il solido sospeso residuo e proteggono lo stadio successivo. I filtri a carboni attivi assorbono i contaminanti organici solubili, PFAS inclusi. Per contaminanti specifici — come l'arsenico, che a differenza di altri metalli non precipita ad alto pH, o altre forme inquinanti — si aggiungono unità di trattamento dedicate.

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I PFAS sono contaminanti di sintesi caratterizzati da un legame carbonio-fluoro estremamente stabile, molto solubili in acqua e difficili da eliminare. L'unica tecnologia oggi efficace è l'assorbimento su carboni attivi, che però comporta costi di gestione e rigenerazione rilevanti, perché i carboni si saturano e vanno sostituiti con frequenza. Tecnoidea sta collaborando con il Politecnico di Milano per sviluppare soluzioni combinate che riducano il consumo di carboni attivi, specificamente per le acque di lavaggio dei terreni contaminati.
La capacità di trattare una matrice contaminata parte dalla sua caratterizzazione. Tecnoidea sta ampliando il proprio laboratorio interno con un'area dedicata ai test, dove è prevista l'installazione di un mini-impianto pilota per il Soil Washing al fine di riprodurre il processo su scala ridotta prima di dimensionare l'impianto reale. Questo significa progettare sulla base di dati calibrati sulla matrice specifica del cliente — un livello di rigore che nel trattamento di matrici variabili e contaminate fa la differenza.
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